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Esperimenti su di me: Digiuno

Ho cominciato questo digiuno non solamente per pulire il mio corpo, ma per ritornare all'essenziale, anche all'essenziale di me stessa.


Qui ho deciso di riportare i pensieri del momento e gli sviluppi di questa pulizia.


Aggiornamento 1.

Nonostante io abbia già affrontato digiuni di un giorno, le primissime ore in cui ho smesso di mangiare mi sentivo un po? agitata. Agitata dal fatto di non poter rispondere alle mie piccole voglie con degli spuntini.  Il mio digiuno è cominciato alle 13.30. Mai cominciato un digiuno a metà giornata. È stato un suggerimento di un' amica che ho deciso di mettere in pratica. Per spezzare la giornata.





Aggiornamento 2.

Al mio primo vero e proprio pasto saltato, la sera, mi sento calma. 
Ho deciso che per i prossimi giorni non ho obblighi. Non sono tenuta a fare sport, non sono tenuta a creare nulla.


Alleno la mia capacità atrofizzata di fare quello che mi va davvero.       

Cerco anche di smussare il mio senso del dovere/che genera senso di colpa.   

Quando ero più piccola ricordo che trascorrevo giornate a leggere. Ora questa idea mi sembra difficile. Ora mi sentirei in colpa: "devi essere produttiva".     

Ora mi sento tranquilla. Posso leggere quando voglio. E se non ho voglia non leggo.      
Oggi ho anche tolto la sveglia: sono in totale ascolto di me stessa. E mi rapporto a me con la massima gentilezza.      

In realtà credo che sia giusto impegnarsi.
Impegnarsi a svegliarsi presto, impegnarsi a fare yoga tutti i giorni. È questo tipo di impegno, questa dedizione costante che produce i risultati.       

Ma ogni tanto va bene anche andare in letargo. È un concetto interessante dal quale sto in fondo prendendo spunto. O perlomeno: è molto rappresentativo di ciò che sto facendo.

Stare in silenzio per sentire.
E mi pare che sto già sentendo.

La più grande vacanza di cui abbiamo bisogno è dalla nostra testa , dal nostro senso del dovere, dalla nostra ansia di produttività.

Io non mi sento mai in vacanza. Anche quando sono sdraiata sulla spiaggia, difficilmente posso dirmi rilassata.

Riesco a vedere questo con rinnovata chiarezza, perché ora si, ora sono rilassata.
Rilassata come durante le vacanze di Natale da bambina. Mentre di solito mi sento come se fossi sempre all'incombenza della ripresa della scuola.

Questo stress, e il pensiero di dover essere produttivi ci impediscono di stare nel momento presente. O perlomeno a me lo impediscono. E secondo me ci fanno anche invecchiare prima. Ma io voglio rimanere giovane, quindi..!



*
Entrare in uno stato Yin.
Passivo.
Riposo.
Rigenerazione
*




Aggiornamento alla fine del digiuno.

Il mio digiuno è durato 50 ore circa. Poco più di due giorni. Principalmente mi sono fermata per difficoltà organizzative.
Tutto è andato bene fino a quando avuto la mia "crisi eliminatoria"; probabilmente c'è un nome più appropriato per questo, ma io non lo conosco. Ciò che intendo è il momento in cui il tuo corpo comincia a rispondere al digiuno, spesso -o forse sempre- con sgradevoli sintomi: mal di testa, corpo indolenzito, nausea.. Io ho proprio vomitato. Ma non ero preoccupata perchè sapevo che il mio corpo si stava ripulendo. Ho infatti proseguito il mio digiuno perché stavo meglio.     Credo che la crisi eliminatoria sia la parte fondamentale.           Forse mi sono fermata poi, perché ho sentito che per questa volta il mio corpo ha fatto ciò che doveva.             Il mio corpo ha continuato a pulirsi i giorni successivi, anche grazie al consumo di Green Smoothies. A differenza dei Succhi Verdi, gli Smoothie verdi sono ricchi di fibre, derivanti proprio dalle foglie verdi. Queste fibre ripuliscono l'intestino, e anche questo processo può portare ad altri sintomi di disintossicazione.



Il mio labirinto personale. -Parte Prima



(testo scritto giorni fa, pubblicato in un secondo momento)

Una piccola notte buia dell'anima. Non la crisi peggiore, di certo. Ma pur sempre una transizione difficile.

Mi trovo qui, bloccata||. Senza più sapere cosa mi piace, cosa voglio. Senza più sapere ciò per cui sono portata. E senza più sapere se sono prossima ad un'ennesima scelta folle, o se invece è da tempo che sondo un terreno fertile senza rendermene conto. Senza più sapere se sto eccedendo nell'irrazionalità, o se mi sto lasciando trattenere dalla paura.


La mia mente è offuscata anche da un fastidioso mal di testa, che non si faceva sentire da prima di partire.

Pensavo che questo Novembre sarebbe stato diverso. I pianeti dicevano che sarebbe stato il mio mese!...che stupida.

E' vero, cambiamenti interessanti si prospettano al mio orizzonte, e probabilmente sono io che non sono assolutamente in grado di apprezzare la grande possibilità che mi viene data. Probabilmente sono io, sempre irrequieta, che non sono in grado di calmarmi. Forse, quando vivrò questi cambiamenti, e con il tempo, questa situazione sarà messa in una prospettiva diversa, e tutti questi pensieri si dissiperanno.

Per ora però, riesco solo a stare in questo stato di irrequieta insofferenza. Sono nel mio labirinto personale, e mi pare che per ora sto mollando la presa.
Non so quando ci sono entrata. D'improvviso mi ci sono ritrovata dentro, E rapida con i miei pensieri ho innalzato muri sempre più fitti e più alti. Ed io, artefice di questo labirinto, ho scordato come ne si esce. Allora mi abbandono alle strade sinuose che offuscano la mia mente; abbandono la lotta, lo sforzo alla ricerca di questa via d'uscita. E mi auguro che in uno stato di sonnambulismo semi-inconsapevole, io possa trovarmi, quasi per sbaglio,

                                        fuori.


Perché sono così distratta? Esiste una cura alla sbadataggine?

(Considerazioni personali, considerazioni astrologiche e ricerca di una soluzione).


Considerazioni personali.

Io sono l'emblema della sbadataggine.

In uno dei miei classici momenti di "crisiisterica", mi sono messa a ricercare su internet articoli riguardanti  il problema della distrazione,  dell'avere la testa tra le nuvole.
Da alcuni il problema viene condannato, da altri è considerato come un aspetto del carattere tenero, quasi romantico... ed infine è visto come un segno di intelligenza....Certo, come no, mi piacerebbe.

Ebbene ciò che posso dire, è che certe volte può essere un aspetto che rende la vita buffa e divertente ( e rende buffi e divertenti i soggetti con questo problema agli occhi degli altri).
Certe volte però, questo tratto caratteriale può portare a veri e propri...casini, ...non c'è un termine più adatto.

Lista dei miei casini personali:
perdere un aereo 
sbagliare treno 
presentarsi ad un luogo sbagliato per un colloquio 
ad un altro colloquio presentarsi all'orario sbagliato 
perdere momentaneamente una persona  sotto la propria responsabilità 
dimenticare documenti per un appuntamento importante 
eccetera
eccetera
eccetera

mamma mia, da questa lista si trae un profilo davvero preoccupante!!
Non mi affiderei mai più un lavoro. né un bambino.

ad ogni modo è una vera rottura.
quante volte ho sbattuto ripetutamente la mano contro la mia testa
quante volte avrei voluto sbattere la mia testa contro il muro
quante volte ho pianto
quante volte mi sono sentita umiliata, imbarazzata, in colpa...stupida.

Ma perché??

Da I Miei Esperimenti e Studi Su Me Stessa (trattato non ancora pubblicato...e nemmeno scritto), sono giunta solamente ad una piccola conclusione:

Inconsciamente, quando una situazione è molto importante, tendo a fare pasticci: probabilmente perché mi sento sotto pressione.


L'errore più stupido che ho commesso più volte, di recente, è stato non verificare orari e luoghi di un avvenimento e affidarmi alla mia memoria. Ma perché?? Perché lo fai??

E' banale effettivamente. Potrei semplicemente incollare le informazioni in una zona ben visibile (frigo, per esempio), e riverificarle qualche giorno prima e qualche ora prima. Magari mettere una sveglia!...facile. Ovvio.

A certe cose io non ci penso proprio. A volte il mio cervello ragiona su un altro piano, filtra le informazioni: mi arrivano solo i filosofeggiamenti esistenziali, e non recepisco le informazioni utili!

Ma questo non è uao scusante, è ora di applicare questa faccenda della sveglia e dei bigliettini da ricontrollare.




Ricerca di una soluzione (dentro di me).

Secondo Teal Swan, mia amata "Spiritual Teacher" (facilmente trovabile su YouTube), non esiste una cura ai nostri problemi caratteriali. Dobbiamo imparare ad accettare e ad amare i nostri problemi. Perché lottare contro questi crea molta resistenza, ed aggrava la situazione.
Ci dice però che attraverso amore ed accettazione avviene la trasformazione.
(Vedi su YouTube: The Secret to Overcoming Your Problems).


Dobbiamo svelarci a noi stessi, guardarci con onestà, e accettare quello che troviamo.

(Scatto di Chiara)


Anche questo però, a parer mio, non deve diventare una scusante per evitare di lavorare su noi stessi.




Considerazioni astrologiche.

C'è però da dire una cosa, che è un'ottima scusa per tutti gli sbadati come me. Ma è anche, effettivamente, una costatazione interessante.

3 o 4 volte l'anno, astrologicamente parlando, abbiamo mercurio retrogrado.
Non mi soffermerò sul significato tecnico della definizione, per non divergere eccessivamente dall'argomento.
Ciò che conta sapere è che "Secondo l’astrologia, quando Mercurio è Retrogrado, il pianeta si trova in una fase di debolezza e le cose sembrano andare per il “verso sbagliato”". (cit. https://animeradianti.com/gli-effetti-di-mercurio-retrogrado/).

In questo periodo potremmo  avere mancanza di chiarezza, sfocamento celebrale ("sfocamento celebrale" l'ho inventato ora), appannamento mentale (forse ho inventato anche "appannamento mentale).

Questo può generare: ritardi, posticipazioni, dimenticanze, errori, fraintendimenti.

Secondo l'astrologia non dobbiamo però prendere questi fatti come dispetti da parte di Mercurio. Ma come un'occasione di r e v i s i o n e.




Che dire, a quanto pare io ho molto da rivedere.





(Una vecchia foto di una super sbadata)...(scattata da Chiara)

Un biglietto aereo per un'esistenza diversa

Stamattina, sulle terrazze di riso di Tegalalang, mi è caduto il telefono in una pozzanghera.


Lo so, ci sono cose più gravi nella vita. Decisamente. Ma se viaggi da sola, con solo un telefono per scattare fotografie, e quel telefono l hai comprato meno di un mese prima.... è comprensibile, a parer mio, lasciarsi prendere da una crisi isterica.

In quel momento, tutto il fastidio per le camere sporche, gli scarafaggi, la stanchezza, le fregature, le risposte scontrose ricevute....l'ansia, la paura, la noia, la disillusione, tutto è emerso in superficie. Innegabile.


I viaggi non vanno sempre come me li aspetto, come spero.

I viaggi, nella mia testa, sono fatti per essere perfetti, un momento magico fuori dal tempo. Un susseguirsi di meraviglia, visioni che ti tolgono il fiato e attimi fugaci che ti riempiono e completano dentro.

Il mio viaggio non è così.
Il mio viaggio è un semplice proseguire della mia vita...altrove.
E' un miscuglio di benessere e crisi. Di apprezzamento e agghiacciante stupore.



E' proprio vero che non puoi scappare da te stesso. Non è una novità. L'ho sempre saputo, ma ora l'ho capito nel mio corpo. 
In realtà, se devo essere precisa non credo di aver cercato di scappare da me stessa, dal mio modo di essere o dai miei difetti.
Credo di aver cercato di fuggire dal tipo di vita che sto conducendo. La mia vita è il risultato di una mentalità ancora un po' misera e ristretta. 

Penso che un viaggio possa stravolgerti la vita. Ma non è pagando il biglietto di un aereo che si acquista il diritto ad un'esistenza diversa.

Viaggiando si ha l'occasione di vedere illuminato ciò che funziona e che non funziona della nostra vita. E quando ci troviamo di fronte a qualcosa che non va, che non ci piace, che non funziona, abbiamo la possibilità di scegliere di cambiarlo.

Personalmente ho riscontrato questo strano problema: ho difficoltà ad emozionarmi. A essere totalmente coinvolta dalla bellezza di un paesaggio. E' molto raro che io senta dentro...qualcosa...di forte, di fronte ad una magnifica vista.
Mi è successo di meravigliarmi, più di una volta, davvero. Non bisogna pensare che io abbia l’anima completamente arida e prosciugata. Mi è capitato di commuovermi e gioire in maniera completamente inaspettata con paesaggi a me familiari.

Ho fatto un viaggio di 15 ore, cercando quest'emozione irraggiungibile.... e quest'estate mi è bastata un'ora di macchina, per raggiungere le colline biellesi ed essere stupefatta.

Ma comunque questo rimane un caso isolato: nella vita di tutti giorni ricerco sempre qualcosa che mi emozioni, perchè nulla sembra esser all'altezza.

E quindi?

E quindi non lo so.

E quindi posso dire che vorrei ripulire il mio spirito, portarlo allo stato puro dell'animo di un bambino. 

E imparare di nuovo a meravigliarmi, e a sorprendermi. E questo pensiero crea si, una forte emozione di dolore, e di guarigione dentro di me.
Quando ho danneggiato questa parte di me? E come posso guarirla? Con presenza amorevole e incondizionata, immagino.

Ciò che mi consola, è che a pensarci bene, una volta stavo molto peggio. Una volta  ero davvero anestetizzata in ogni parte di me. Me lo ricordo. Era straziante.
E ora va molto meglio




When all you can do is wait! -Quando l'unica cosa che puoi fare è aspettare

L'attesta ci mette direttamente di fronte alla nostra ansia.

L'attesa è una sorta di momento di contatto "faccia a faccia con noi stessi" obbligato, non puoi scappare. Il non sapere cosa fare, il non poter avere risposte, e talvolta il non poter avere alcun punto di riferimento....tutto ciò è come una grande luce che punta sulle debolezze, sulle paure e sulle incertezze, sepolte in un angolino di noi. (*In questo caso il puntino nero, dello Yin Yang).


Ho bisogno di aprire una parentesi:

C'è una dea Hindu che si chiama Kali.

E' una dea femminile che rappresenta la distruzione, una distruzione che ha un fine però: radere al suolo l'ego, mettendo in luce la sua illusione, e in particolare portando all'eliminazione di tutto ciò che ormai è vecchio e non ci serve più.


Passiamo insomma attraverso fasi di distruzione, fasi tendenzialmente molto dolorose -soprattutto se non accettate o vissute inconsapevolmente- ma che ci permettono di rinnovarci, e rinascere in una forma fresca e nuova. Il dolore assume un valore catartico.

Tornando all'attesa: penso che anche essa possa avere la funzione di mettere in luce l'illusione dell'ego. E penso che, se vissuta coscientemente, essa ci permetta di avere una sorta di fuocherello che arde dentro noi, e che non possiamo fare altro che osservare.....ma che brucia ciò di cui non abbiamo più bisogno.

Quando siamo in attesa, infatti, tendenzialmente non possiamo fare più nulla. Non ci sono più azioni da compiere affinché le possibilità di raggiungere ciò che vogliamo aumentino, solo attendere.

E penso sia giustamente questo il punto. Penso non si debba fare nient'altro. Ma solo accettare questo senso di impotenza, accettare questa sensazione di disagio dentro, di ansia che ribolle, e avere fiducia nella vita.

Non perdersi nell'ansia, ma osservarla dolcemente, e occuparsi con altre attività - giusto per non impazzire!

   Fare come il pescatore

  che ha gettato l'amo

 e attende.


(Tra l'altro: non mangio pesce, ma penso che la pesca permetta di apprendere l'arte di attendere).

Una volta messo il seme non si può fare altro che lasciare il tempo perché esso germogli.


Sulla Solitudine -Prima Parte: La forza interiore che trovo nella solitudine

(scritto qualche tempo fa)

Piccola Parentesi prima di cominciare: Non so se sia vero o meno; o meglio: non so se abbia fatto tutto io, o se effettivamente è opera di un'altra persona....ma a quanto pare qualcuno è passato in questo blog.

...Se sono in grado di interpretare i dati delle statistiche e le altre varie cose che non capisco troppo.

Bene, se ciò è vero, devo dire che sono stupita e...be, contenta.
Mi chiedo comunque come tale / tali persone siano giunti fino a questo angolo lontano del web, questo mi incuriosisce molto.



Detto ciò, scrivo ciò che mi girava per la mente quando ho deciso aprire un nuovo post.



Oggi riflettevo sulla solitudine e sulla forza interiore - da un'angolatura un po' diversa dal solito.

Pensavo semplicemente a quanto spesso ci si circondi di persone solo per non sentirsi soli; mi pare che sia spesso meno importante la persona che hai affianco, che ciò che conti quindi sia solo il fatto di avere qualcuno al tuo fianco....e non Chi. E più quel qualcuno corrisponde ai tuoi criteri di "socialmente giusto", e più lo stesso qualcuno è in grado di soddisfare i tuoi bisogni, più ti sentirai bene. anzi, appagato direi.

Io qui in Francia, ammettiamolo, non ho una rete sociale così espansa.
Non sono propriamente una di quelle persone appaganti.

Questo naturalmente mi porta a trascorrere più tempo da sola - e a scoprire che in verità stare da sola mi fa profondamente bene.

Che mi aiuta a mantenere la mia conchiglia interiore*.

E nel mio stare da sola, dunque, rifletto sulla solitudine.

Se le persone hanno così tanto bisogno di avere qualcuno intorno, a priori dalla persona in sé, è perchè hanno una paura disperata di sentirsi soli. Neanche: si ha paura che le persone ti considerino solo, ed è questo che ti parta a sentirti tale.
Ed è questo che porta le persone estroverse ad essere viste meglio rispetto a quelle introverse.
Che porta ad avere l'ossessione del sabato sera, e di dover fare necessariamente qualcosa . con lo stesso senso di "necessarietà" che sorregge il destino dell'intero pianeta. perché se un sabato sera ammettessi coraggiosamente che tutto ciò che vorresti, sarebbe solo accocolarti dentro una coperta, o magari scrivere -come sto facendo io ora-, be, una serie sfortunata di eventi avrebbe luogo: le persone comincerebbero a pensare che sei strano/a, che hai qualcosa che non va. e allora magari la prossima volta ci pensano due volte a chiamarti per uscire.....e la catena che porta alla fine del mondo non è lontana!!!

Oppure.

Oppure succede che ammetti che hai bisogno di stare in una solitudine tranquilla e serena. O magari non hai scelta, e decidi di vivere la tua solitudine in maniera tranquilla e serena.
E se per caso qualcuno ti chiede cos'hai fatto sabato sera, tu rispondi senza vergogna la verità.

Penso ci sia molta differenza tra essere solitari e sentirsi soli.
Penso che io qui in Francia ho cominciato ad adottare volente e nolente (dipende dai giorni e dai punti di vista) uno stile di vita solitario. Ma che a volte mi sento sola, per quel ridicolo percorso mentale enunciato poco fa.
e che a volte, e mi dispiace, mi chiedo se ci sia qualcosa di sbagliato in me. ma che spesso, fortunatamente, sento che la risposta è no, non c'è nulla di sbagliato in me.

E' vero, le mie condizioni sono particolari. davvero. sono un'italiana che ha strapiantato la sua vita e la ripiantata in una terra sconosciuta e talvolta un po' minacciosa. Le persone parlano un'altra lingua e, anche se sono solo francesi, e non coreani, hanno comunque dei modi di relazionarsi che sono leggermente diversi da quelli che conosco. e poi, semplicemente, mi trovo in mezzo a tantissimi visi sconosciuti, e nessun amico.
mi sono buttata da sola.
e un po' la sensazione di quando scegli un percorso universitario senza nessun compagno del liceo.


concludo, scrivo sempre troppo.

il punto è che non penso che essere soli sia una debolezza. penso sia una fonte di crescita, che ti porta ad essere una persona profondamente forte.
che non si comporta come una persona forte, non si atteggia. lo è.


ad ogni modo, mi manca saltare e buttare fuori tutte le energie ballando, perciò mi auguro che prima poi avrò un buon amico accanto a me che mi porti fuori il sabato sera per andare a ballare.


Aloha

Come ho trovato l' "illuinazione" in Francia - e perchè ciò non toglie che io voglia fare comunque un viaggio spirituale

Qualche giorno fa, durante una delle mie pause in Italia, parlavo con un'amica appena tornata dall'India.

Il discorso è fluito sul tema Occidente/Oriente, e ci ha portato fino al momento in cui lei (Rossella si chiama la mia amica) dice: 

"Non è necessario andare fino alle rive del Gange e parlare con un santone per avere un'illuminazione".
Va detto che noi quando utilizziamo il termine "illuminazione", intendiamo anche solo un'importante intuizione sul senso della nostra vita, o sulla vita in generale. Non ci aspettiamo di comprendere il senso dell'universo, ben inteso.

Ma dunque questo ci porta a dire che in realtà un'illuminazione puoi averla benissimo percorrendo le strade di Torino, in Tram a Vaulx-en-Velin (che è dove sto vivendo io, per contestualizzare), o guardando dal ponte i fiumi di Lione che confluiscono.


Non è veramente importante dove ti trovi, ma la connessione che riesci a stabilire con il sacro...anche nei posti in cui il sacro è stato praticamente annientato.

A dire il vero è proprio questo il punto: ho capito che la pace interiore tanto ricercata negli ultimi tempi può essere trovata ovunque, ma assume un senso solo se siamo in grado di mantenerla dove pace non ce n'è.

Quando a settembre sono arrivata in questo paesino.....l'ho detestato.
Ho trascorso tre mesi vivendo in onde molto basse. Anzi, come dicevo alla mia amica from India with Peace: ho trascorso gli ultimi 3 mesi a tentare di sopravvivere, facendomi piccola, dentro un guscio. Ho cercato di stringermi dentro esso, e lasciare che quella tempesta violenta di stress, burocrazia, e cosedafare mi piovesse addosso.

Ho cercato di non osare troppa vita, temendo di dare inizio ad una catena di eventi ancora peggiori.

Mi sono messa in una sorta di sonno, di limbo.
E nel frattempo, a livello non del tutto conscio, ho preservato dentro me una scintilla di vita, speranza e fede.

L'ho tenuta nel profondo di me, custodita preziosamente dalla violenza di questo mondo moderno, questa realtà distorta in cui spesso ci troviamo a vivere oggi.

Pochi giorni fa una donna mi ha dato una bella  metafora ben costruita per  spiegare meglio questa piccola scintilla:

Ci ha dato insomma una lettura precisa del puntino bianco nella metà nera del simbolo Ying-Yang.

Ci ha detto che quello è il seme che abbiamo dentro nei momenti più bui. Che non è nemmeno l'idea, la volontà di stare bene (o di qualunque altra "idea luminosa")....è ciò che precede quell'idea...è una sorta di energia vitale che ci spinge avanti...

Sì, lei l'aveva espressa in maniera più poetica.

Ma questo è per dire che io, in quella tempesta, custodivo dentro me quel seme luminoso. E lo sentivo e custodivo in maniera non del tutto volontaria e cosciente.
E quel germoglio mi ha spostato dal buio in cui ero, mi ha portato a voler desiderare di uscirne, mi ha portato a svegliarmi, a rompere le catene. E' un moto che è cominciato per inerzia. Mi è capitato quasi per caso, mi ci sono ritrovata.
Per esempio ricordo di essere finita per caso su delle fotografie  che mostravano una città del nord della Francia, Saint-Malo.
Queste foto mi hanno dato voglia di vedere per davvero quei paesaggi, quelle onde. Così mi sono annotata il nome della città su un quaderno. Il nome è rimasto li sino a quando, con il proseguire della vita, dei giorni e delle settimane, mi sono ritrovata con sufficiente voglia, energia (e soldi) da poterci andare in quel posto.
Così ho preso un treno e sono andata a vedere le onde del Mare della Bretagna.
E quelle onde mi hanno restituito un'ulteriore spinta per proseguire.

Insomma, ciò che voglio dire è che anche nel nero della notte, dentro di noi esiste e permane una volontà autonoma; e se riusciamo a prendercene cura, se riusciamo a mantenere la fiamma accesa, essa ci condurrà dove dobbiamo essere.

Tutto ciò ha una conclusione, ci arrivo.

Dunque voilà, eccola: la mia conclusione, la mia piccola illuminazione, è che la pace interiore è qualcosa che deve passare per una guerra interiore - (o perlomeno, io così l'ho sentita) .
Se viaggiamo, e troviamo la pace, ma non riusciamo a mantenerla nel mondo quotidiano, essa sarà inutile.
Bisogna essere capaci di costruire una luce dentro, che riposa dentro quella che nella mia immaginazione è una conchiglia-
Un guscio duro, elegante, che possa proteggerla.

E io ringrazio lo stress della Francia, l'ansia che mi ha provocato, la rabbia, le onde basse in cui sono vissuta, la disperazione per tutte le perdite che ho avuto, la confusione, la frustrazione.
Perchè esse mi hanno portato a volerne uscire, a voler costruire un vero guscio di conchiglia dentro me.



La pace interiore è qualcosa di stabile, che costruiamo. E la capacità di affrontare le tempeste della vita. E' l'equilibrio tra il cielo e la terra, tra lo spirito che vuole correre libero e la realtà che ci chiede di starle bene attaccati, per trascenderla e ritualizzarla.

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Mi sento di consigliare la letture di Mangia Prega Ama e Like Magic (che a quanto pare potete trovare in svariate lingue, e non in italiano, ma forse mi sbaglio).

Mi rendo conto che non è Shantaram o Siddhahrta, ma il discorso è lo stesso di prima: la "spiritualità", l'"illuminazione", non la trovi necessariamente nei grandi posti - in questo caso nei grandi libri.
(Io faccio parte di quelle persone che non vedono il mondo in bianco e nero ma in milioni di sfumature luminose).
Perciò insomma, se vi sentite ispirati leggetelo!


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Mi rendo conto di non aver scritto il "Perchè ciò non toglie che io voglia fare comunque un viaggio spirituale".

Be', semplicemente credo che ogni angolo del mondo abbia qualcosa da offrirti...e che in qualche modo ogni terra di questa terra, sia un riflesso dei nostri paesaggi interiori.

Dunque viaggiare è un'opportunità splendida: ti permette di vivere un momento della tua vita, uno stato di te, su due livelli diversi che lavorano sinergicamente, quello interiore e quello esteriore.


Fine.

Il Risveglio ? - Onironautica.

Sono anni che sono immersa nel mondo della spiritualità. A lungo solo a livello teorico, intellettuale.
Solo ora cerco  davvero di tuffarmi in questo oceano infinito e misterioso.

Ma sin dal principio, c'è sempre stato un passaggio che non ero certa di comprendere.
Quando si parla di risveglio. Mi chiedevo: ma io mi sono risvegliata oppure no? Sapere che una realtà più profonda esiste, e crederci, è questo il risveglio?

Non sono in grado di dare una risposta che sia quella giusta, ma se guardo indietro alla mia storia, ecco cosa vedo:

credo di aver sempre avuto quella sensibilità latente (che in maniera più o meno prossima alla nostra coscienza è presente in tutti). C'è stato però un periodo durante il quale sono sprofondata in me a causa di uno stato che direi potrebbe essere quello della depressione. Per uscire da quella nebbia profonda, non so come, mi sono ritrovata a confrontarmi con la spiritualità.

Parola che, per altro, tutte le volte che uso, mi pare voglia dire niente e voglia dire tutto. Forse è a causa dell'abuso di cui stiamo facendo di recente, che essa sta perdendo un po' di valore. Ma questa è un'altra storia. Almeno credo.

Ad ogni modo. Un passetto alla volta mi sono avventurata in questo mondo. E credo di essermi almeno bagnata la punta dei piedi nell'Oceano (volevo evitare di usare il termine "spiritualità", ma ho temuto di non essere chiara...ecco).

Questa avventura mi ha portato a confrontarmi con i miei demoni, mi ha catapultato negli abissi più oscuri (mai giunti da me sinora). Quella che chiamano la notte buia dell'anima.
Notte che sta cedendo il posto all'alba solo ora.
Ma durante questa oscurità, ho vissuto molte emozioni negative che non sono stata in grado di controllare. Mi hanno travolta. Disarmata.

E per poco non ci lasciavo il senno.

E soprattutto: ho vissuto in una sorta di d o r m i v e g l i a.
E ora che me ne rendo conto, ringrazio di non essere sprofondata definitivamente e nuovamente nel    s o n n o.

E' stato un soffio.

Ad ogni modo questa presa di coscienza mi porta a delle riflessioni.

Il risveglio penso sia rendersi conto che si sta dormendo.
Come quando a taluni capita, durante un sogno notturno, di avere la percezione di stare sognando.

I più "forti" (?) riescono a mantenere questo stato di coscienza, e a diventare dei veri e propri oniranauti, vivendo l'esperienza del sogno lucido.

Ho letto vari libri e visto diversi film in cui si parlava del fatto che la nostra realtà non è altro che sogno. Io prendevo questa frase in senso metaforico. Credo invece che essa debba essere letta in maniera molto più letterale.

Noi viviamo passivamente, ma è molto difficile rendersene conto. C'è per la maggior parte una sottile nebbia che ci offusca. E abbiamo momenti, forse, di veglia. 
Nel sogno reagiamo, da svegli agiamo.
Nel sogno siamo assorbiti dalle emozioni, dalla routine, dalle liti, dal lavoro, dai pettegolezzi.

Consiglio di vedere Matrix per chi non l'abbia ancora fatto. Consiglio di leggere I Quattro Accordi e La Porta del Mago.



Quando ero piccola mi capitava di fare sogni lucidi. Avevo imparato, quando questi erano incubi, a risvegliarmi anche.
Ora, talvolta, ho la percezione sottile di sognare, ma perdo questa percezione. Non ho l'energia per mantenere attenta la mia coscienza.

Ciò che voglio fare, è lavorare su questa capacità, per mantenermi il più possibile in uno stato di veglia...soprattutto durante il giorno, poi magari si potrà pensare alla notte.

Secondo Chakra: creatività che cerca di smuoversi dentro me

Penso di poter dire che sono in fase di ripresa.

Non che sia abbagliata dalla Luce, non che mi senta così tanto ispirata dal fatto che siamo all'inizio del 2016 sentendo le infinite possibilità che il nuovo anno mi offre.
No.
Più che altro mi rendo conto di essere a metà del mio viaggio, e mi pare che il peggio sia passato.

Mi sento piuttosto in sintonia con le stagioni: abbiamo appena passato il momento più buio dell'anno: ora i giorni si faranno via via più lunghi e più chiari, le ore di notte cederanno il posto a quelle di luce.
Non è come sentirsi "Illuminati d'Immenso", ma piuttosto scorgere raggi di luce che filtrano attraverso il fitto bosco nodoso ed insidioso di alberi.

E io tiro un respiro/sospiro di sollievo.

E seguo i raggi di luce.


Questi mi riportano alla mente come ci si sente ad essere ispirati.
Entusiasmo, ispirazione, leggerezza. Un vento leggero che porta aria nuova e gli odori di terre lontane.

Mi sfiora silenzioso, e aiuta il mio risveglio.

Mi rendo conto che è giunto il momento che questo ghiaccio si sciolga, che nuove energie fluiscano.
Ho bisogno di scorrere, scorrere fuori con il ghiaccio che diventa acqua, cedendo in fiume che esce fuori dal bosco.

Bisogno di tornare a sognare. A credere.

Lavoro sul Primo Chakra: radicarmi alla Terra e tracciare confini

Un anno fa ho cominciato a mettere i piedi per terra, e ad ancorarmi.
Ho imparato a stare nel mondo, nella società.

Ora mi viene richiesto di andare a fare un lavoro più profondo.
Mettere le radici. Trovare la mia stabilità. Trovare il mio contatto con la Terra.

Il lavoro sulla realtà terrena non è più proiettato fuori di me, ma dentro di me.
Sono davvero pochi giorni che questo mutamento è in atto, ma qualcosa già cambia.

Per ricollegarmi alla Terra, per trovare in essa il mio posto, per essere un Albero con le radici che vanno nel profondo, e i rami che tendono al cielo, anzi che essere un timido fiore in una tempesta di vento....sono necessari cambiamenti molto pratici.

Riscopro l'importanza del rito. Scandire il ritmo della giornata attraverso rituali mi da dei limiti, mi pone dei confini.

Questo è importante perchè sento che, nonostante il lavoro compiuto sinora, che ancora dei confini ben definiti non li ho.

Sento ancora che mi faccio calpestare dagli altri, che le emozioni delle persone si mescolano con le mie.

Quindi i confini, i limiti per me sono fondamentali.
E questi sono limiti temporali, quando si tratta di riti.

Sono limiti emozionali, quando si tratta riconoscere dove finiscono le mie emozioni e dove cominciano quelle degli altri. E nel trovare il modo per fare si che queste ultime non mi contaminino.
Riuscire a mantenere uno scudo, riuscire a ricreare quella "pelle" che sembra mancarmi, per non assorbire tutto ciò che mi sta attorno.

Sono limiti alimentari, quando si tratta di avere un rapporto sano con il cibo, piuttosto che divorare tutto ciò che trovo.

Limiti fisici: nel riconoscere il mio corpo, attraverso il movimento, lo sport, lo yoga, ed anche definirlo, dargli una forma.

Il lavoro sul mio ricollegamento alla terra, comincia quindi attraverso questa definizione dei confini.
Essi mi permettono di non perdermi nei miei pensieri, spesso dannosi, Non perdermi in cattive abitudini, chiaramente dannose. ....Non perdere la testa.

Sono lo strumento che mi attacca alla terra.

E sono nelle mie mani.

Non trovo la mia stabilità nella realtà attraverso qualcosa di "altro" rispetto a me. Appoggiare la propria stabilità su altre persone è un errore sin dall'inizio.

La vera stabilità te la puoi dare solo tu.

Ed è vero comunque che l'uomo è un animale sociale, non è un'isola. -E questo è il mio paradosso, il mio rompicapo.
Sta nell'imparare a chiedere aiuto nel caso del bisogno, ma non basare la propria stabilità sugli altri. Non dipendere dagli altri. E' una ricerca di equilibrio estremamente difficile per me.  Un altro paradosso interiore su cui devo lavorare a modo mio.


So che lavorando sui miei confini, e attraverso essi, lavorando sul mio contatto con la terra, e sul mio radicamento ad essa, alla fine troverò me stessa e la mia stabilità.

E sotto, un lavoro ancora mi attenderà: il lavoro sulla mia femminilità.